Nell'allestimento emerge il tema della variabile, e incostante nel tempo, definizione dello spazio alpino che si è costantemente confrontato con una idea di limite sempre presente ma altrettanto mutevole e mobile.

Oggi come interpretare il limite?
È un ostacolo o una tutela? Disincentiva o incentiva lo sviluppo? Forse è maturo il tempo per comprendere che "progredire" non significa andare avanti ad ogni costo, senza capire qual è il limite e senza fare esperienza del valore di esso. Forse lo spazio alpino - quale? -, che conserva ancora oggi la consapevolezza dei limiti nello sfruttamento delle risorse umane e del territorio, può orientare la riflessione sul significato di questa parola nel rapporto degli uomini tra di loro e con l'ambiente che abitano. Il Clima che percorre come un ideale fil rouge tutte le sezioni della mostra, è l'esempio forse più immediato e tangibile del variare dell'ambiente alpino e dei suoi confini.

In mezzo c'è il viaggio dalle Alpi come non luogo alle Alpi come periferia della metropoli - e domani? – e il compito della mostra è stimolare la riflessione.
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Susa
Lo spazio del sacro colloca le vette quasi fuori dello spazio umano, poi le addomestica con lo sviluppo dei pellegrinaggi locali, fino a farle diventare la palestra per forgiare la coscienza dei giovani.
Il Rocciamelone, il trittico e la figura del committente (Bonifacio Roero) richiamano il confine culturale e religioso da affrontare, superare e addomesticare. Ma richiamano anche la grande circolazione medievale degli uomini (dalla pianura padana alle Fiandre, nel caso specifico), con ricchezze e modelli che rendono possibile la realizzazione di opere d'arte.

Exilles
Il Forte di Exilles e la cartografia richiamano l'idea di un confine che delimita gli spazi e le attività degli uomini usando il diverso metro della politica del governo centrale e delle comunità locali; il clima e le sue variabilità influenzano pesantemente le attività degli uomini sul territorio, determinando nuovamente l'idea di un confine sempre mutevole L'impegno militare, inoltre, ora fa coincidere il crinale con i confini, ora include le intere valli fino alle chiuse medievali (e non solo in valle di Susa), ora, nell'età moderna, valorizza fortificazioni piuttosto a monte considerando quello che c'è più giù come tranquilla pianura; la dimensione politica che va da stati tutti alpini davvero "di monte" (come re Cozio, i primi Savoia, il Delfinato ecc.), a stati di passo estesi che includono in una nozione di "alpino" anche i loro capoluoghi di pianura.

Bardonecchia
Bardonecchia, con il suo sviluppo sportivo e urbano, richiama, in alcuni decenni del Novecento, l'idea di un "confine critico" che guida la crescita di questo borgo intorno alla pratica sportiva sciistica e ha come conseguenza, oggi, lo sviluppo di una serie di interrogativi che ci interpellano nuovamente sul significato di sviluppo. L'architettura oscilla nel secolo appena concluso, tra la riproduzione di idee bucolico-montane dell'abitare e, all'opposto, idee di progresso che vogliono orientare lo spazio montano ai grandi numeri della città, con schemi costruttivi che applicano modelli urbani valorizzando le omogeneità rispetto alle differenze. Negli ultimi decenni è maturata una rinnovata riflessione su quale idea di sviluppo sia sostenibile in area alpina e su quali direzioni imboccare per armonizzare lavoro, turismo e ambiente. Bardonecchia ha le potenzialità per divenire un laboratorio dove sperimentare un innovativo stile di vita e lavoro sulle Alpi.

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